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Tubercolosi

Data aggiornamento: 25/03/2008

Materiale informativo in libera distribuzione, citazione e divulgazione.
Download del documento in formato Word.
A cura del Dott. Renato De Tullio.

SITUAZIONE

La Tubercolosi o TbC, affligge l'umanità praticamente da sempre.
La malattia è causata da un germe chiamato Mycobacterium tuberculosis, o Bacillo di Koch (B. K.), dal nome di Robert Koch, il medico tedesco che lo scoprì nel 1882.

A quell’epoca la tubercolosi, che veniva anche chiamata con il nome Tisi (cavità) o più gentilmente “Mal sottile”, uccideva migliaia e migliaia di persone e non vi erano farmaci per combatterla.

La TBC può essere curata, ma NON è sconfitta. Bisogna tenere alta l’attenzione verso questa malattia che può insinuarsi nelle comunità attraverso casi contagianti a volte insospettabili (anziani, badanti provenienti da Paesi dell’est Europa etc).

La TbC può colpire qualsiasi organo.
Nella grande maggioranza dei casi la malattia si localizza però nei polmoni, che rappresentano quasi sempre la via “di ingresso” del bacillo.

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IL CONTAGIO CON IL b.K.

Il primo contatto con il bacillo di Koch può avvenire in qualsiasi momento, respirando le piccolissime goccioline contenenti i bacilli che provengono dall’apparato respiratorio di persone ammalate.

ATTENZIONE

  • Solo le persone con malattia in fase attiva possono emettere bacilli.

  • Una buona ventilazione degli ambienti disperde le pericolose goccioline e riduce moltissimo i rischi di contagio.

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LA REAZIONE ALLA TUBERCOLINA

Il primo contatto di solito non provoca alcun sintomo.

Nel polmone però si forma una piccolissima lesione e l’organismo, in silenzio, comincia a produrre gli anticorpi per combattere i bacilli.

Dopo circa 40 giorni il test tubercolinico risulta positivo.

Il Test alla Tubercolina è un esame completamente innocuo e viene eseguito con la massima sicurezza in tutti i soggetti, compresi bambini e donne in gravidanza.
Si esegue iniettando nella cute dell’avambraccio una piccola quantità di estratto batterico (la Tubercolina) che non contiene alcun elemento dannoso. Dopo 48 - 72 ore si può osservare un piccolo nodulo che poi scompare in pochi giorni.
Il test si chiama Tine Test se viene eseguito con un particolare dispositivo con 4 puntine, oppure Mantoux se si usa una normale siringa. La Mantoux è da preferirsi in quanto più precisa ed affidabile.

Il test tubercolinico positivo NON indica di per sé la presenza di malattia, ma dimostra che il soggetto ha gli anticorpi contro il B.K.

In casi particolari, in cui l’esito della Mantoux sia di incerta interpretazione, è possibile oggi eseguire particolari esami di sangue (ad es. Quanti Feron - TB) che si sono dimostrati particolarmente affidabili e sicuri.

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GUARIGIONE SPONTANEA

Il primo contatto con il B.K. viene superato nella massima parte dei casi senza alcun sintomo particolare.

La piccolissima lesione polmonare, nel giro di qualche settimana, guarisce perfettamente oppure lascia una cicatrice, o una calcificazione, talvolta visibile alla radiografia.

Il test tubercolinico risulta sempre positivo.

Da questo momento gli anticorpi saranno in grado di difendere l’organismo da eventuali nuovi “assalti” da parte del B.K.

Purtroppo una parte dei primi bacilli “si nasconde” all’interno dei linfonodi o delle cicatrici, e sfuggono all’attacco degli anticorpi. I bacilli possono restare “dormienti” all’interno dell’organismo per moltissimi anni. In questa fase il soggetto è sano, non avverte sintomi e non può contagiare nessuno.

Per alcuni soggetti può essere utile la “Chemioprofilassi”, che consiste in una blanda terapia antitubercolare (in genere con un medicinale chiamato “Isoniazide”) che deve durare almeno 6 mesi e che uccide definitivamente i bacilli “dormienti”.

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FATTORI DI RISCHIO

Nel 90-95 % dei casi i bacilli tubercolari rimarranno “dormienti” per tutta la vita e nessuno si accorgerà di loro.
Nel 5 - 10% dei casi però il bacillo si “risveglia” perché alcune malattie o circostanze particolari hanno causato un indebolimento generale dell’organismo e delle sue difese immunitarie.
Dal momento del primo contatto al momento in cui i bacilli si risvegliano e provocano la malattia vera e propria, possono trascorrere pochi mesi come 50 anni.

40 anni:

ULCERA GASTRICA

Molte malattie come l’ulcera gastrica, il diabete, i tumori e naturalmente l’AIDS, oltre a interventi chirurgici, alcolismo, stress rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo della malattia tubercolare.

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LA MALATTIA

42 anni:

TUBERCOLOSI ATTIVA

I sintomi della tubercolosi polmonare possono essere anche confusi con quelli di una “influenza” che stenta però a guarire: Febbricola, Debolezza, Inappetenza.

Quasi sempre, inoltre, è presente Tosse, spesso erroneamente attribuita al fumo, e il Catarro, a volte striato di sangue.

La Radiografia del Torace è indispensabile per la diagnosi, ma sono anche fondamentali gli Esami Batteriologici del catarro, per trovare il B.K. e individuare quali antibiotici saranno più efficaci per quel paziente.

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LA TERAPIA

La prescrizione della terapia deve essere affidata a medici che abbiano esperienza nella cura di questa malattia.
Fortunatamente abbiamo a disposizione farmaci molto efficaci, ma sono comunque indispensabili 6 o anche 9 o più mesi di cura con 2, 3 o anche 4 farmaci contemporaneamente.

Dopo qualche settimana alcuni pazienti sospendono la cura oppure non la eseguono completamente perché si sentono meglio, oppure perché avvertono qualche effetto collaterale. E’ un errore gravissimo perché il B.K. può diventare Resistente ai farmaci e si rende incurabile una malattia che può essere guarita.

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LA PREVENZIONE

La Vaccinazione antitubercolare, ampiamente utilizzata in passato, purtroppo non garantisce la completa e definitiva protezione dalla malattia. Può essere presa in considerazione in pochissimi casi, in cui potrebbe essere controindicata la terapia antitubercolare, o in coloro che sono venuti a contatto con Bacilli Tubercolari multiresistenti.

La migliore prevenzione della Tubercolosi è rappresentata dalla diagnosi precoce degli ammalati e dall’inizio della terapia. In questo modo si limita la diffusione del contagio in quanto, dopo poche settimane di cura, l’ammalato non emette più bacilli.

E’ comunque indispensabile controllare con il test tubercolinico tutti i familiari degli ammalati, eseguire la radiografia del torace in coloro che risultano positivi, ed eventualmente praticare, in alcuni casi, la chemioprofilassi.

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