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Home : Editoriali : Patologie respiratorie

Allergie

Data aggiornamento: 10/03/2009

Arriva la primavera, e un italiano su cinque prepara fazzoletti e pastiglie. É infatti ben il 20% degli italiani a soffrire di disturbi legati alle allergie. Una percentuale che si è gonfiata in modo sorprendente negli ultimi anni: basti pensare che appena 10 anni fa solo il 5% della popolazione era soggetto a questi fastidi di stagione. Quest’anno, però, gli esperti predicono una stagione più “tranquilla” per i tanti che spesso hanno a che fare con occhi rossi, starnuti e naso che cola. Questo però non vuol dire che si debba farsi sorprendere impreparati, anche se oramai per i vaccini sembra essere troppo tardi.

«Il vaccino andrebbe fatto tre o quattro mesi prima dell’inizio della stagione delle allergie – spiega il dottor Alessandro Buonomo, del Servizio di allergologia del Policlinico Gemelli – Tuttavia, quest’anno le temperature un po’ più basse rispetto alla media stagionale probabilmente ritarderanno di un qualche giorno la fioritura e, di conseguenza, anche la stagione delle allergie. Ma qualcuno può già stare in allerta, ovvero chi soffre per le Cupressacee, diffuse soprattutto nelle regione centrali, e per le Betullacee, presenti nel settentrione. Attenzione anche al Sud ma a partire da marzo, quando inizierà la fioritura della Parietaria».

Il monitoraggio è già partito dunque, e visto il crescente numero di persone direttamente interessate al fenomeno, sono nati anche strumenti come il sito della Rete italiana di monitoraggio aerobiologico che permette ad ognuno di controllare lo stato di diffusione dei pollini nel proprio territorio. A scatenare la reazione allergica, infatti, è l’esposizione a un determinato tipo di polline che, a contatto con il soggetto allergico, induce l’organismo a produrre degli specifici anticorpi, le immunoglobine E (IgE). In pratica il sistema immunitario riconosce l’allergene e scatena una reazione infiammatoria che si manifesta con un’irritazione delle mucose.

Ma perché il numero di persone allergiche è tanto cresciuto negli ultimi anni? «Si tratta di un aumento in parte reale, in parte fittizio - spiega Desiderio Passali, professore di Otorinolanringoiatria all'Università di Siena - Dal punto di vista reale incide il cambiamento dello stile di vita. I bambini che andavano spesso in campagna si autovaccinavano, oggi in campagna non ci si va quasi più. Inoltre c'è un discorso legato all'inquinamento. Dal punto di vista fittizio, invece, si calcola un aumento soprattutto perché oggi ci si cura di più rendendo manifesto il disturbo».

Il guaio, comunque, è che si stanno anche diffondendo nuovi tipi di polline, dovuti soprattutto a quei frutti “creati dall’uomo” tramite incroci, come mandaranci e pesche noci. Nuove tipologie che creano una loro particolare variante di polline che il corpo umano non riconosce. C’è poi l’inquinamento, che crea delle erosioni a livello delle mucose nasali e, di conseguenza, lascia l’allergene entrare in contatto diretto con le terminazioni nervose. Ma non è detto che tutti i pericoli si trovino all’esterno: restare tappati in casa potrebbe infatti rivelarsi controproducente. Un recente studio sui livelli di biossido di azoto (NO2) e idrocarburi volatili (benzene, toluene, Cov) ha infatti rilevato come le case siano spesso più insalubri dello stesso ambiente esterno, a causa di una presenza altissima di agenti nocivi (fumo, inquinamento da stufe, cattivo funzionamento delle caldaie, insufficiente aerazione degli ambienti) soprattutto in inverno.

La via principe per difendersi resta il vaccino, che tuttavia ha un'efficacia limitata spesso legata all'incertezza della diagnosi sugli allergeni. «Da un punto di vista sintomatologico - ha sottolineato Passali - L'ideale sono gli antistaminici locali come spray e colliri. Tra le novità c'è attesa per l'autorizzazione alla commercializzazione di un cortisone da banco. Tuttavia il consiglio che si può dare al soggetto allergico è recarsi da uno specialista, comprendere l’origine del disturbo e programmare l’inizio dell’immunoterapia».

A cura della Redazione di Pneumonet

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