Com'è iniziata
Durante il secolo scorso sono state tre le pandemie influenzali: la prima, nel 1918, nota come la 'Spagnola', ha provocato la morte di 20 milioni di persone, di cui 375 solo in Italia; a circa quarant'anni di distanza risale l'Asiatica mentre, solo dieci anni dopo, nel 1967, nell'area di Hong Kong si è diffusa un'altra pandemia influenzale.
Da allora sono trascorsi 36 anni.
I sintomi
I sintomi tipici dell'influenza aviaria nell'uomo oscillano tra quelli caratteristici di una comune influenza (febbre, tosse, mal di gola, dolore ai muscoli) a infezioni oculari e gravi malattie respiratorie. Essi dipendono dal ceppo virale che causa l'influenza aviaria.
L'attuale influenza aviaria è spuntata alla fine del 2003 e si è diffusa in 8 paesi dell'Asia: Cambogia, Cina, Indonesia, Giappone, Laos, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam.
Sebbene in Vietnam siano stati registrati alcuni casi di persone infette che possono far pensare ad una possibile trasmissione da uomo a uomo, non vi sono delle prove scientifiche che lo attestino; tuttavia, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha già provveduto a consegnare a diverse industrie gli isolati virali necessari alla produzione di un vaccino nel caso di una pandemia.
L'influenza aviaria è una malattia virale che colpisce volatili selvatici che, una volta infettati, eliminano il virus attraverso le feci. Gli uccelli selvatici, tipicamente, non si ammalano, ma possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici come polli, anatre e tacchini. Di solito, comunque, non infettano direttamente l'uomo. Sensibile all'azione del calore, il virus che provoca l'influenza aviaria può sopravvivere a basse temperature, nei tessuti e nelle feci di animali infetti per lunghi periodi; è per questo motivo, infatti, che si consiglia sempre di cucinare bene la carne.
