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Associazione Nazionale ALFA1-AT

Le iniziative

La nostra Associazione ha partecipato all'ultima edizione della Giornata Nazionale del Respiro, tenutasi il 26 maggio 2001. Ha poi organizzato un Convegno dal titolo "La dimensione clinica e sociale del Deficit di alfa1-antitripsina" a Gardone in Val Trompia il 31 maggio 2001. Dopo la presentazione dell'argomento, curata dal professor Francesco Callea, con particolare riguardo all'epatopatia correlata al deficit, il professor Claudio Tantucci ha parlato delle patologie polmonari da deficit di alfa1-antitripsina, il professor Alessandro Padovani e il dottor Alessandro Pezzini ne hanno evidenziato le problematiche cerebrovascolari, il dottor Alessandro Montanelli è intervenuto sulle diagnosi di laboratorio e il dottor Luciano Corda ha fornito una panoramica della situazione epidemiologica italiana, mentre la signora Nuccia Gatta è intervenuta sulle finalità dell'Associazione stessa.

Callea
L'epatopatia correlata

La malattia epatica da deficit di alfa1-antitripsina è da ricollegare alla produzione esclusiva da parte del fegato di questa proteina. Uno dei meccanismi che determina livelli ridotti di alfa1-antitripsina nel sangue è relativo all'accumulo della proteina all'interno delle cellule che la producono (mutazione Z e M-like). La proteina trattenuta all'interno delle cellule del fegato provoca il danno o la morte di queste cellule e, quindi, una malattia epatica che tende a diventare cronica.
Da adulti, possono sviluppare la malattia epatica sia i pazienti eterozigoti che i pazienti omozigoti, mentre solo questi ultimi possono manifestare la malattia già dalla nascita sotto forma di ittero neonatale.
E' possibile riconoscere i soggetti portatori di mutazioni eterozigoti Z dimostrando l'accumulo della proteina nel fegato, anche se per la conferma e la caratterizzazione di tutte le forme patologiche deve essere effettuata un'indagine genetica con un semplice prelievo di sangue. Questo test è effettuato presso il Laboratorio di Biologia Molecolare - 1° Servizio di Anatomia Patologica degli Spedali Civili di Brescia.

Tantucci
Le patologie polmonari correlate

La principale manifestazione clinica polmonare del deficit di alfa1-antitripsina è l'enfisema polmonare di tipo panacinare, prevalentemente localizzato alle basi polmonari, ad insorgenza precoce. L'enfisema è la conseguenza diretta dell'alterato equilibrio tra l'elastasi neutrofila presente nei polmoni e l'inibitore dell'elastasi rappresentato dall'alfa1-antitripsina.
Non tutti i soggetti con deficit grave sviluppano, però, enfisema. Importanti fattori di rischio associati sono il fumo di sigaretta, che anticipa l'insorgenza di dispnea di circa 19 anni, l'attività lavorativa svolta in ambienti con sostanze irritanti le vie respiratorie e la familiarità per BPCO. Nei soggetti con deficit di alfa1-antitripsina sembra esserci una maggior frequenza di bronchiettasie e di asma bronchiale. Il declino del FEV1 nei soggetti con deficit è in media aumentato rispetto ai soggetti normali e lo è ulteriormente in quelli che fumano.

Pezzini
Il ruolo del deficit di alfa1-antitripsina nelle patologie cerebrovascolari

Dati recenti sembrano suggerire una probabile associazione tra il deficit di alfa1-antitripsina e lo sviluppo di danni a carico dei vasi arteriosi. Per effetto della sua attività, l'alfa1-antitripsina svolge un ruolo cruciale nel mantenimento dell'integrità dei tessuti connettivali; da questo nasce l'ipotesi che uno sbilanciamento indotto dal deficit di questa proteina possa far sì che la parete vascolare sia esposta all'azione incontrollata delle elastasi. Il deficit di alfa1-antitripsina sembrerebbe perciò favorire non solo la formazione di aneurismi, ma anche condizionarne la probabilità di rottura. Nonostante pochi studi abbiano fino ad ora considerato il rapporto tra il deficit di alfa1-antitripsina e patologia cerebrovascolare in maniera sistematica, esistono evidenze a favore di un possibile coinvolgimento di questo inibitore della proteasi nei processi che permettono il mantenimento dell'integrità strutturale della parete vascolare e che rappresentano il punto di partenza per ulteriori possibili indagini.

Montanelli
La diagnosi di laboratorio del deficit di alfa1-antitripsina

Come per tutte le malattie, anche in questo caso è fondamentale una diagnosi precoce. Nell'ambito del deficit di alfa1-antitripsina, l'elettroforesi delle sieroproteine non solo ha rivestito un importante ruolo "storico", ma è certamente ancora oggi una metodologia d'indagine facilmente eseguibile e a basso costo, in grado di offrire un valido supporto diagnostico a favore sia dei casi di grave deficit quantitativo che di quelli in cui il difetto qualitativo della proteina si esprime con un comportamento elettroforetico anomalo (le cosiddette varianti lente o veloci). Tutt'oggi, però, non risulta essere ben standarizzato e condiviso il range di valori di normalità o di riferimento, ma esistono interpretazioni alquanto diverse, sia sul piano fisiopatologico che clinico. A conferma della sua importanza diagnostica, è stato condotto a Bolzano un recente screening mediante "isoelettrofocusing" che ha consentito di individuare una prevalenza di varianti pure pari a uno ogni 1352 neonati. Nei casi in cui l'isoelettrofocusing non risulti diagnostico e nei casi che richiedono diagnosi prenatali è oggi possibile, mediante l'applicazione di metodologie di biologia molecolare, identificare mutazioni puntiformi del gene. Questo tipo di indagini, per la complessità e per i costi, è eseguito solo nei centri specializzati.

Corda
Situazione epidemiologica bresciana e italiana

L'esperienza italiana, iniziata nel gennaio 1993, ha dato inizio ad una fase di screening a cui è seguita, dal febbraio 1996, una seconda fase tuttora in corso durante la quale è stato istituito il Registro Nazionale per il deficit Alfa-1 antitripsina. I risultati della prima fase hanno portato all'identificazione di 70 pazienti con il deficit su 859 soggetti esaminati, la seconda di 131 per un totale di 201 pazienti.
Dalla collaborazione delle due associazioni impegnate, quella dei medici pneumologi nazionali (AIPO) e la Società Italiana di Medicina Respiratoria (SIMeR), a partire dal febbraio 1996, si è potuto dare inizio ad uno specifico progetto: il programma IDA (Identificazione deficit alfa1-antitripsina).
Questo si basa su una serie di centri di Riferimento Regionali, distribuiti su tutto il territorio nazionale, che ha il compito di rilevamento epidemiologico e di monitoraggio di decorso del deficit. L'istituzione del Registro Nazionale ha costituito il momento centrale nella lotta a questa malattia ereditaria; inoltre ha avuto anche lo scopo di valutare il percorso clinico del paziente, i cui dati sono analizzati ponendo l'accento su parametri di grande importanza come la funzionalità respiratoria e le patologie concomitanti. L'esempio del programma I.D.A è stato apprezzato anche a livello dell'Istituto Nazionale di Sanità che da alcuni anni sta realizzando un progetto sulle Malattie Rare di cui il deficit di alfa1-antitripsina fa parte.

E' importante sottolineare anche il coinvolgimento della nostra Associazione all'interno del gruppo IDA attraverso il quale è stato possibile intraprendere un contatto con la dottoressa Taruscio, responsabile del Progetto Malattie Rare dell'Istituto Superiore di Sanità. Sempre attraverso il gruppo I.D.A. è stato possibile avviare una rete di contatti con realtà sanitarie e pazienti di diverse provincie italiane (da Trieste a Palermo).

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