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23/06/2011 |
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Contratti tra provider Ecm e sponsor: cinque ipotesi in esame |
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Cinque tipi di contratto da stipulare tra una società medico – scientifica impegnata nella formazione Ecm e gli eventuali sponsor. Li propongono Farmindustria e Federcongressi&eventi . L’argomento interessa anche ad Assobiomedica, che per l’appunto sottolinea l’opportunità di identificare forme di contratto standard.
Tre le possibili soluzioni secondo Farmindustria. La prima: la società medico – scientifica, accreditata come provider, si occupa di tutti gli aspetti dell’evento (didattico – scientifici e amministrativi), e dunque fattura allo sponsor. La seconda: la società medico – scientifica ha un braccio operativo controllato al 100% a cui affida la parte amministrativa dei rapporti con gli sponsor. La terza: la società medico – scientifica non si occupa né dell’organizzazione dell’evento, né della parte amministrativa, appoggiandosi per questo a un PCO. A questultimo verrà dunque affidato il compito di gestire i rapporti economici con le aziende sponsor.
Due ulteriori proposte arrivano da Federcongressi&eventi. La prima: la società medico – scientifica, in fase di accreditamento come provider, ha un PCO come partner organizzativo e amministrativo con cui, prima di accreditarsi, ha stretto un accordo – quadro, e al quale si appoggia per le questioni economiche e organizzative. La seconda: la società medico – scientifica non richiede l’accreditamento, e quindi si rivolge a un Provider accreditato per realizzare la sua attività formativa, nella quale assume la funzione di responsabile scientifico del Provider per le attività di propria competenza.
Fonte: www.informatori.info
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23/06/2011 |
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Italia, Croazia e Slovenia: riconoscimento reciproco dei crediti Ecm |
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Riconoscimento reciproco dei crediti Ecm: è quanto prevede un protocollo d’intesa firmato da Italia, Croazia e Slovenia . L’accordo dimostra che, nonostante le differenze, soprattutto di tipo territoriale, tra i tre Paesi, i sistemi formativi sono in gran parte simili, e comunque orientati alle direttive europee. Indicazioni a cui si attiene anche la Croazia, sebbene non sia ancora membro dell’UE.
I tre Paesi, inoltre, hanno siglato un documento che dovrebbe incentivare la circolazione dei medici specializzandi ricorrendo a scambi di periodi di studio. Secondo Maurizio Benato, vicepresidente della Fnomceo, che ha guidato la delegazione italiana, questa iniziativa potrebbe essere estesa ad Austria e Germania, con le quali già in passato si sono siglati accordi per il riconoscimento reciproco dei crediti. «Viviamo in aree dell’Europa dove è presente una notevole migrazione anche di medici, e dobbiamo dunque affinare e coordinare la formazione dei diversi Paesi», commenta Benato.
Fonte: www.quotidianosanita.it
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23/06/2011 |
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Nell’Ecm, valorizzare il capitale umano nonostante i tagli |
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La scure dei tagli alle risorse si abbatte anche sull’Ecm. E non importa se è considerato uno dei sistemi di formazione continua tra i più avanzati al mondo: nel decreto legge 78/2010 si impone una riduzione del 50% alla spesa per formare il personale della pubblica amministrazione. Di fronte ai tagli previsti, gli esperti si chiedono come valorizzare l’Ecm, facendo sì che le organizzazioni sanitarie interpretino la formazione continua come un investimento, e allo stesso tempo i professionisti selezionino eventi Ecm capaci di garantire un ritorno a questo investimento.
Una soluzione sarebbe «integrare l’Ecm con le attività di sviluppo professionale continuo, perché le ripetute interazioni clinico-assistenziali costituiscono lo stimolo maggiore per approfondire conoscenze e competenze», propone Nino Cartabellotta, direttore del centro studi Gimbe, Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze. Bisognerebbe anche incoraggiare i professionisti a formarsi attraverso sistemi di pay-for-performance, nei quali la retribuzione è correlata a specifici livelli di qualità raggiunti. Altra ipotesi: definire standard di accreditamento professionale, prevedendo anche il periodico mantenimento dell’abilitazione.
Le organizzazioni sanitarie, dal canto loro, dovrebbero davvero credere nell’Ecm come risorsa per portare l’assistenza a un livello di qualità eccellente.
A tutti i protagonisti coinvolti, poi, Cartabellotta chiede di gestire con trasparenza i conflitti di interesse, che potrebbero essere veicolati dagli sponsor: il rischio, infatti, è di modificare i comportamenti professionali solo in senso marketing-oriented.
Fonte: Il Sole 24 Ore Sanità.
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31/03/2011 |
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Formazione continua efficace nel ridurre impatto e costi della Bpco |
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La Bpco, bronco pneumopatia cronica ostruttiva, è una patologia recente e in rapida espansione, ma rimane sommersa perché ancora poco diagnosticata dai medici. Per questo la formazione continua in medicina può fare molto per diminuire i costi e per migliorare la qualità di vita di molti pazienti. Lo dimostra uno studio della University of North Texas: a un corretto corso di formazione degli operatori sanitari segue un netto miglioramento nelle patologia respiratoria. Questo si è verificato in dodici contee dell’est dello Stato e ha sempre portato con sé una notevole riduzione dei costi sanitari. Secondo i dati raccolti, infatti, il programma di educazione continua ha dimezzato le ospedalizzazioni dovute a complicazioni legate alla Bpco, per un risparmio totale di 3,4 milioni di dollari.
Il corso di formazione continua ha coinvolto 350 professionisti della salute operanti nelle aree rurali dell'Est Texas, migliorando le loro capacità di spiegarsi con i pazienti e di misurare e trattare con precisione la patologia. «Abbiamo cominciato a notare dei miglioramenti quasi da subito - racconta Pam McFadden, autrice dello studio - grazie soprattutto a una più fedele applicazione delle linee guida. Alla fine dello studio abbiamo contato 1.538 ospedalizzazioni per Bpco evitabili».
«Abbiamo studiato l'impatto di questo sforzo formativo sull'ospedalizzazione nel lungo termine, considerando anche il numero di prescrizioni di farmaci legati alla patologia e di diagnosi - spiega Andrew Crim, direttore del centro di formazione - Alla fine, tutti i dati convergevano nella direzione che speravamo».
Fonte: EurekAlert
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31/03/2011 |
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Gli Ecm sono fondamentali per combattere la malasanità |
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Si parla spesso di malasanità, i casi di cronaca non mancano, ma raramente si discute di come evitare il ripetersi di certi errori. Una risposta pragmatica e provocatoria allo stesso tempo arriva da Daniele Maggiore, presidente del Congresso della Società italiana di chirurgia e ospedalità privata (Sicop), la chiave sta nella formazione. Le frequenti denunce per errori medici condizionano direttamente il lavoro degli operatori sanitari e spingono il sistema salute verso la medicina difensiva,i quella condotta diagnostica e terapeutica il cui primo obiettivo è evitare complicazioni legali.
Anche i medici e i chirurghi italiani che si aggiornano possono incappare, purtroppo, in errori più o meno gravi, che comunque in Italia sono una percentuale bassa rispetto ai casi di malasanità nel resto del mondo. «Il nostro Paese – ribadisce Maggiore - riguardo la bravura dei miei colleghi, è ai primi posti. Si può però migliorare e fare in modo che tutti seguano i corsi ECM, non solo una parte della classe medica. Ne va della salute del paziente, anche questo è un modo per combattere la malasanità».
Oggi per un medico l’aggiornamento è fondamentale per combattere l'errore medico. È aggiornando il proprio sapere che un medico e un chirurgo diventano più efficaci nella pratica quotidiana a vantaggio anche dell’ospedale o del territorio in cui esercitano.
Fonte: Quotidiano Sanità
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31/03/2011 |
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Il sistema Ecm è ancora in rodaggio, qualità e incentivi da definire |
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La rivoluzione della formazione continua in medicina, partita con il primo congresso di Cernobbio due anni fa, sta ancora scaldando i motori. La riforma è stata già varata e quindi è operativa, ma il sistema ECM è in pieno rodaggio. A dirlo è Maria Linetti, il segretario della Commissione nazionale per la formazione continua, che, in un'intervista a Il dentista moderno, racconta : «Il termine "rodaggio" - afferma Linetti - sta a rappresentare che il regolamento, approvato dalla Commissione nazionale per l'accreditamento dei provider e i provvedimenti correlati sono a tutt'oggi oggetto di verifica e di aggiornamento. La Commissione sta procedendo a definire anche gli altri aspetti del sistema, quali la valutazione dell'efficacia e della qualità e, soprattutto, il sistema di incentivi in favore dei professionisti sanitari che si aggiornano».
La Commissione nazionale ECM ha avviato un tavolo di lavoro con le parti sociali, le aziende e i liberi professionisti. Come faranno però i professionisti a gestirsi il proprio dossier formativo ancora non è chiaro, anche se il sistema ECM lo prevede. Si attende quindi una definizione precisa, la scelta di un software ad hoc e magari uguale per tutti. «Il Consorzio gestione anagrafica professioni sanitarie (Cogeaps) - spiega la Linetti - in collaborazione con il sistema informativo dell'Agenas sta definendo l'anagrafe dei professionisti sanitari e l'implementazione dei crediti per il dossier formativo».
Rimane anche il problema dei liberi professionisti che si sentono penalizzati rispetto ai colleghi dipendenti del SSN. «Ammetto che i liberi professionisti non possono essere equiparati ai dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale perché le loro esigenze formative sono spesso superiori a quelle dei sanitari dipendenti pubblici – afferma Linetti - L'offerta di una prestazione sanitaria qualificata e aggiornata è linfa vitale per il libero professionista, quindi l'aggiornamento, paradossalmente, è assolutamente necessario proprio per la specifica concorrenzialità della prestazione stessa. Il professionista ha tutto l'interesse di aggiornarsi per essere competitivo sul mercato, a prescindere dall’obbligatorietà o meno dei corsi».
Fonte: www.ilDentale.it
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25/10/2010 |
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Secondo Forum Ecm, confronto aperto su regole e novità |
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«La formazione continua è uno strumento fondamentale non solo per la qualificazione professionale degli operatori sanitari, ma anche per la crescita del Servizio sanitario nazionale». Con queste parole il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha «battezzato» la Seconda conferenza nazionale sulla formazione continua in medicina, tenutasi a Cernobbio dal 18 al 20 ottobre e a cui hanno partecipato oltre 1300 addetti ai lavori.
Un evento che ha rappresentato un momento chiave per fare i primi bilanci sul «cantiere» del nuovo sistema Ecm, e che era stato pensato come una vetrina delle esperienze più significative e una tribuna aperta dove decisori e operatori potessero confrontarsi sulle nuove regole e sul nuovo assetto dell'Ecm. «Dopo il necessario periodo di rodaggio, durante il quale è stato messo a punto ed è diventato operativo il nuovo regolamento della Commissione nazionale Ecm, è arrivato il momento di passare la parola agli operatori – ha infatti confermato dal palco Renato Balduzzi, presidente dell’Agenas – É proprio da coloro che sono i destinatari della formazione che ci aspettiamo di conoscere quali sono le loro reali necessità, di cosa hanno bisogno per aggiornarsi. Solo così riusciremo ad impostare progetti idonei a fornire percorsi di formazione aderenti alle loro esigenze».
Il forum è stato anche l’occasione per presentare le ultime novità decise dalla Commissione Ecm, come il dossier formativo individuale e di gruppo, le modalità di registrazione e certificazione dei crediti, il Comitato di garanzia e il bando per le sperimentazioni Ecm. «Per far funzionare al meglio la Sanità – ha sostenuto Fazio - occorre non solo effettuare una "manutenzione" del sistema ma anche aggiornarsi e informare costantemente il personale su come il sistema stesso sta cambiando e sugli obiettivi che la Sanità pubblica deve raggiungere. Si tratta di un processo dinamico che riguarda tutte le Regioni, anche quelle cosiddette "virtuose" perché chi ha una buona organizzazione se non fa "manutenzione", rischia di tornare indietro. Detto questo dobbiamo lavorare per migliorare l'efficienza del sistema e arrivare a rendere omogenee le metodologie di Ecm delle varie Regioni».
E proprio l’applicazione della nuova Ecm su tutto il territorio nazionale, anche in quelle Regioni ora sottoposte a piani di rientro, è una delle preoccupazioni principali di cui si è discusso al Forum. Ma secondo Fulvio Moirano, direttore dell’Agenas, i due obiettivi sono in realtà legati fra loro. «La formazione è la chiave di volta di ogni percorso teso a migliorare i risultati – ha spiegato descrivendo il proprio ente come “la casa comune dell’Ecm” - Tra i compiti di Agenas, c’è proprio quello di affiancare le Regioni soggette ai Piani di rientro e, senza dubbio, mai come in questo caso, la formazione è presupposto essenziale per giungere a creare operatori sanitari più aggiornati, anche dal punto di vista manageriale e organizzativo, in grado di governare i percorsi di riequilibrio che sono stati individuati».
Ma nonostante tutte le buone intenzioni e la disponibilità di tutte le parti in gioco ad avviarsi verso un cambiamento, qualche tensione o malumore si è sviluppato attorno alle nuove regole. Per ricomporre le tensioni prima che , rappresentanti delle società scientifiche, dell’industria e dei medici sono già al lavoro nel confronto con le parti istituzionali. «É necessario che il professionista, destinatario della formazione, sia soggetto e non oggetto dei programmi Ecm - ha sottolineato Amedeo Bianco, presidente dell’Ordine dei medici e vice presidente della Commissione nazionale Ecm – Ora il sistema Ecm ha bisogno di essere valutato per migliorarsi, per evitare la dispersione delle risorse».
Fonte: AdnKronos
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| Data: |
25/10/2010 |
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Commissione ECM apre a eventi su invito e medici «sponsorizzati» |
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Ad un anno dal suo varo, il muro granitico che sembrava rappresentare il nuovo sistema di formazione in medicina comincia trasformarsi in un materiale più versatile e malleabile. La Commissione nazionale Ecm ha infatti deciso di permettere la partecipazione dei camici bianchi a corsi di formazione indipendenti su invito delle aziende. Un’apertura che è sicuramente il frutto di una mediazione con le parti – medici, società scientifiche, industrie – che avevano avuto modo di scontrarsi con la fermezza delle nuove norme. Ma l’integrità del nuovo sistema di formazione dovrebbe essere preservata da tre fondamentali contrappesi che la Commissione ha preteso: la tracciabilità della sposorizzazione, un “tetto” per crediti acquisiti con il sostegno delle aziende (33% in tre anni) e la notifica agli Ordini.
«Servirà a quantificare il fenomeno e capire come si articola - ha spiegato a Cernobbio, durante il Forum Ecm, Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale - La ragione per cui la Commissione nazionale Ecm ha accettato questa deroga pro-tempore è per avviare una sperimentazione di tre anni che ci consentirà di capire esattamente quando sia grande il fenomeno. Capiremo questo e potremo anche vedere se la partecipazione delle delegazioni dei medici ai congressi possa far prefigurare in qualche maniera il conflitto di interessi. Noi siamo convinti, e con le aziende faremo ogni sforzo in questo senso, che le delegazioni siano soltanto un'opportunità per il medico di scegliere da sé gli eventi a cui vuol partecipare, utilizzando le risorse delle aziende, senza conflitto di interesse come richiede la normativa Ecm».
Soddisfazione viene espressa anche da Massimo Scaccabarozzi, vicepresidente dell'associazione degli industriali del farmaco: «C'era un problema ed è importante che lo si sia voluto affrontare. Si è voluto riconoscere il ruolo dell'industria nella formazione. E questo è più significativo rispetto al numero di crediti che possono essere acquisiti con il supporto dei privati. Per il futuro siamo disposti a discutere, quando la fase sperimentale avrà reso più chiaro il fenomeno, anche sulla percentuale dei crediti, se saremo coinvolti». E sui dubbi riguardanti possibili conflitti di interesse, Scaccabarozzi risponde: «Ci siamo dotati da tempo di un codice deontologico piuttosto restrittivo E abbiamo un comitato deontologico che vigila, riceve denunce, le valuta, ha funzioni ispettive, e che potrebbe benissimo collaborare con il comitato di garanzia della Commissione».
«Sul possibile conflitto di interessi nella formazione dei medici “sponsorizzati” dalle aziende servono meno paletti e più collaborazione – gli fa eco Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, associazione dei produttori di dispositivi medici – Occorre puntare tutto sulla trasparenza, per evitare che per aggirare le regole si sviluppino nuovi comportamenti illeciti. In un sistema moderno di Educazione continua in medicina il ruolo delle aziende deve essere riconosciuto nella giusta misura, anche perché senza di esso il Ssn non sembra in grado di sostenere i costi della formazione continua del personale sanitario».
Fonte: AdnKronos
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| Data: |
25/10/2010 |
| Titolo: |
Società scientifiche si ribellano all’Ecm: «Da rivedere» |
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Problemi contabili e fiscali, difficoltà nel reperire sponsor, scarsa chiarezza nei meccanismi. La nuova Ecm mette a rischio l’esistenza delle società scientifiche italiane. O almeno così sostengono le 81 sigle unite nella Fism (Federazione delle società medico-scientifiche italiane), che lo hanno fatto sapere al termine di un’assemblea straordinaria tenutasi a Roma, forse non casualmente in contemporanea con il Forum Ecm di Cernobbio.
Al centro delle critiche della Fism ci sarebbero le nuove regole per l'accreditamento dei provider Ecm. Al termine della riunione di Roma è stato infatti approvato un documento che contiene proposte di modifica al nuovo regolamento, da sottoporre alla Commissione nazionale formazione continua e al ministero della Salute.
Tra le varie proposte contenute nel documento, si avanza la possibilità che il rapporto con gli sponsor possa essere gestito - oltre che direttamente dal provider - anche da società di servizi, indipendenti o partecipate dall'associazione, sulla base di specifici contratti sotto il controllo del provider.
Così, secondo Fism, non si andrebbe a gravare sui bilanci delle associazioni provider no-profit. Per scongiurare ripercussioni fiscali per le società medico-scientifiche, invece, altra proposta è quella di introdurre scaglioni ridotti e il pagamento di un contributo calcolato in base al numero effettivo dei partecipanti.
Altri rilievi sono stati fatti sulle procedure di controllo dei provider, che secondo le società medico-scientifiche dovrebbe essere demandato a strutture indipendenti da quelle che ne gestiscono l'accreditamento. «Nel nuovo regolamento - afferma Fism - è evidente il conflitto di interessi legato al fatto che chi accredita i provider coincide con chi li valuta e controlla». Anche i convegni e gli eventi di formazione all’estero, poi, dovrebbero essere “sdoganati”, perché «l'aggiornamento non può avere confini e barriere».
Nel documento viene affrontata anche la questione dei crediti formativi. Secondo i firmatari del documento di Roma, i congressi nazionali delle società scientifiche dovranno attribuire crediti formativi basandosi su alcuni aspetti fondamentali, quali la tipologia dell'evento o la composizione del panel dei relatori (nazionale o internazionale). «L'assegnazione di 5 punti formativi per i congressi nazionali delle società scientifiche prevista nell'attuale regolamento – fanno sapere dalla Fism - appare fortemente limitante e immotivata, rispetto a ciò che queste manifestazioni rappresentano dal punto di vista dell'aggiornamento scientifico».
Le società scientifiche chiedono infine la possibilità, per gli sponsor, di gestire direttamente un numero definito e congruo di inviti a eventi formativi accreditati. «Come può un'azienda sponsor - chiedono infatti gli 81 firmatari del documento - trovare interesse nel sostegno finanziario di un'attività formativa rispetto alla quale non è nelle condizioni di poter scegliere gli invitati né di ricevere una lista dei partecipanti a conclusione dell'evento stesso?».
Fonte: QuotidianoSanità
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| Data: |
15/07/2010 |
| Titolo: |
Usa: fuori gli scienziati privati dall’Ecm, scoppia la polemica |
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Dettaglio
Giro di vite in America per quanto riguarda l’accreditamento di corsi di formazione per medici. L’ Accreditation council for continuing medical education (Accme) ha infatti annunciato un nuovo regolamento che impedisce di ottenere crediti Ecm per presentazioni o meeting tenuti da medici e ricercatori dipendenti dell’industria farmaceutica. Il criterio è sempre quello di limitare al massimo possibili conflitti di interesse.
Il divieto ha scatenato un imponente massa di critiche, partite anche e soprattutto dalle figure di spicco della sanità americana. «É una misura che toglie il fiato e che mira ad uccidere una delle più importanti fonti di ricerca medica: la scienza del settore privato», ha affermato un alterato Francis Collins, direttore del National Institutes of Health. «I critici, se non in rare eccezioni, non hanno mai contribuito allo sviluppo dell’educazione e dell’innovazione - ha commentato con una punta di scherno Tom Stossel, professore all’Harvard Medical School – Si tratta, peraltro, di una misura iniqua, perché esclude gli oratori a favore delle farmaceutiche ma ammette quelli contro il settore privato».
A seguito degli attacchi, l’Accme ha deciso di fornire un’interpretazione più morbida al nuovo regolamento. Pare che a spingere verso questa revisione siano state anche le pressioni dell’American heart association, il cui congresso – che si terrà a novembre – prevede nel programma interventi, appunto, di dipendenti di istituti privati e case farmaceutiche. Il collegio responsabile della formazione medica ha quindi fatto sapere sul suo sito internet che tali rappresentanti possono in realtà partecipare come oratori ai corsi Ecm, ma sempre se il provider o l’organizzatore dell’evento fa da garante diretto dei contenuti scientifici dell’evento, preservandone l’integrità.
Fonte: MedNews
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| Data: |
15/07/2010 |
| Titolo: |
Sicilia, nuove regole per corsi ed albo provider |
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La Sicilia vara nuove norme per i corsi di formazione di operatori socio-sanitari. Con un decreto preparato dal dipartimento Attività sanitarie dell'assessorato, la Regione ha stabilito che i corsi potranno essere avviati dalle aziende del servizio sanitario regionale, dal Cefpas di Caltanissetta (ente strumentale della Regione) e dagli enti di formazione - pubblici e privati - che si registreranno presso il ministero della Salute come organizzatori di corsi Ecm (educazione continua in medicina) e saranno accreditati all'assessorato regionale del Lavoro secondo la normativa vigente.
Agli enti sarà consentito di associarsi o consorziarsi, e l’autorizzazione ad avviare corsi di formazione sarà assegnata dall’assessorato, se tutte le carte saranno in regola. Il decreto specifica che l'assessorato regionale della Salute, con successivo provvedimento, procederà all’emanazione del regolamento di attuazione dei corsi oltre che dei bandi di partecipazione su base provinciale. Sarà anche istituito un albo degli enti accreditati a svolgere attività di formazione che verrà aggiornato periodicamente e che sarà pubblicato sul sito internet dell'assessorato della Salute.
Fonte: Saluteme
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| Data: |
15/07/2010 |
| Titolo: |
Corsi di formazione, in quali casi si paga l’Iva? |
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Dettaglio
Iva o non Iva? Da tempo la normativa fiscale attorno ai corsi di formazione in medicina non è chiara. L’agenzia delle Entrate è intervenuta con molte risoluzioni a proposito del trattamento agli effetti dell’Iva dell’attività di formazione e aggiornamento, regolata sia dall’articolo 10, punto 20, del decreto del Presidente della Repubblica 633/1972, sia, per quanto riguarda gli enti pubblici in generale, dall’articolo 14, comma 10, della legge 537/1993. Eppure, ancora oggi molti dubbi rimangono, soprattutto per quanto riguarda la formazione «passiva», cioè nei casi in cui le aziende si trovino a corrispondere compensi a soggetti terzi per la formazione dei propri dipendenti.
«Acquistare» formazione non sembra infatti un comportamento che, tecnicamente, rientra nelle esenzioni specificate nella legge del ’72. A salvare le tasche delle aziende, però, c’è la legge del ’93, che stabilisce come il costo sostenuto da un ente pubblico per la partecipazione a corsi per i propri dipendenti da chiunque organizzati è sempre esente da Iva. Tutto chiaro e senza Iva, quindi? No, perché qualche dubbio permane nel caso in cui i corsi, anziché essere riservati esclusivamente al personale dipendente, siano aperti anche a terzi, o se siano tenuti da liberi professionisti.
Ci vogliono occhi esperti e mente allenata per leggere tra le righe delle leggi le norme da seguire in questi casi specifici. Alla fine, pero, assicurano gli esperti, la quadratura del cerchio sembra essere, tutto sommato, semplice. Considerate tutte le indicazioni di legge si può affermare che il riconoscimento di un corso da parte della Regione o del ministero della Sanità (o eventualmente, in relazione ai contenuti, anche da parte di una diversa pubblica amministrazioneo Ente pubblico a cui siano stati delegati poteri specifici) sia l’unica condizione da soddisfare per non assoggettare a imposta le quote di partecipazione.
Fonte: Sanità de Il Sole 24 Ore
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