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Home : Editoriali : Attualità sanitaria

Farmaci generici

Data aggiornamento: 08/09/2006

I generici un anno dopo

Due indagini confermano la lenta diffusione dei farmaci generici. In questo breve speciale cerchiamo di indagare su questo scenario, capirne le motivazioni e le opinioni delle parti interessate: il paziente, il medico ed il farmacista.

La Redazione di PneumoNet

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Lo scenario
Precisamente diciotto mesi dopo il loro debutto, è opinione condivisa che i farmaci generici stentano a decollare.

A confermarlo sono due diverse indagini: l'una condotta dall'Istituto IMS Health nei primi otto mesi del 2002 e l'altra, più recente, condotta da Dorom, azienda produttrice di generici, i cui risultati sono stati presentati a Roma lo scorso febbraio.

Nei primi otto mesi del 2002 la scelta è caduta sui generici 2 volte ogni 100 prescrizioni, anche se il mercato indicava una lieve tendenza alla crescita, poi confermata dall'indagine successiva.

La diffusione dei generici procede al rilento in particolar modo al Sud: i medici stentano a prescriverli e spesso compilano le ricette aggiungendo la dicitura di non sostituibilità che impedisce al farmacista di proporre il generico al posto del farmaco "griffato".
E' vero anche che al Sud è più difficile reperire i generici. Tra i meno reperibili ci sono cardiovascolari, ansiolitici e pomate antinfiammatorie. Al Nord, al contrario, la diffidenza verso il generico tende sempre più a diminuire, specie tra le fasce di popolazione a maggior reddito e più informate. Ad ogni modo i pazienti dipendono ancora dal medico nella scelta ed è più spesso il medico a proporlo piuttosto che il paziente a richiederlo.

Nonostante queste premesse, in alcuni casi, la comparsa dei generici ha comportato la diminuzione del prezzo delle corrispettive specialità che pare abbia portato un risparmio di circa 97 milioni di euro nei primi sei mesi del 2002. Un risparmio, tuttavia, di gran lunga inferiore rispetto alle attese (100 milioni di euro anziché 400).

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Le "parti in causa": il medico, il paziente, il farmacista.
Da entrambe le indagini emerge che il medico non è ancora abituato a prescrivere i farmaci in base al principio attivo. E soprattutto è particolarmente preoccupato che ne sia garantita la qualità e che questa sia assicurata dalle aziende produttrici. Risulta pertanto fondamentale la richiesta di garanzie e il fatto che la motivazione del risparmio non prevalga sulla qualità.
I medici lamentano, inoltre, un surplus di lavoro dovuto alla necessità di spiegare all'assistito i motivi della scelta prescrittivi, sia quando cade su un generico che quando riguarda, invece, i farmaci normalmente conosciuti, ma soprattutto deplorano la facoltà dei farmacisti di poter cambiare a proprio piacimento il prodotto con un altro di pari composizione.

Lamentele provengono anche dal fronte dei farmacisti costretti dalla Legge a fornire al paziente informazioni sulla possibilità di sostituire il farmaco prescritto con un generico.

Quanto al paziente, un italiano su tre ancora non sa cosa sia il farmaco generico, secondo un'indagine condotta dall'associazione Altroconsumo. Da gennaio di quest'anno questo dato sembra comunque in aumento. La maggioranza ne ha sentito parlare alla TV, ma molti ignorano che siano meno cari e pertanto rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale.

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Le cause dell'insuccesso.
Il motivo del mancato decollo è stato da più parti individuato in due fattori principali: la denominazione come "generico" e il criterio di informazione basato essenzialmente sul concetto di risparmio.

L'operazione di lancio è partita tardi e male, concentrandosi più sul concetto di risparmio che su quello della sicurezza. Mario Falconi, segretario della Federazione dei Medici, afferma che "non è stato sottolineato a sufficienza che si tratta di farmaci utilizzati da tanti anni e sicuri".

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