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Home : Editoriali : Patologie respiratorie

Fumo passivo

Data aggiornamento: 11/02/2002
Attenti ai bambini!

L'art. 52 della Finanziaria 2002 ha inasprito notevolmente le sanzioni disciplinari per coloro che fumano nei locali pubblici. Si è rianimata così, nel nostro paese, l'atavica diatriba tra fumatori e non fumatori: i primi a rivendicare la libertà di fumare senza restrizioni, i secondi a difendere il loro diritto di salvaguardare la propria salute e di non arrivare a casa impregnati di fastidioso odore di tabacco, dopo una faticosa giornata in ufficio.

Tra le due categorie si dibattono gli aspiranti ex fumatori, tormentati dall'amletico dilemma: fumo o non fumo? Un nodo difficile da sciogliere, se si pensa che tra i vizi più amati dall'essere umano, il fumare occupa senza dubbio una posizione di rilievo. A nulla sono servite infatti, finora, campagne di prevenzione, o scritte di ammonimento stampate sui pacchetti di sigarette.

Secondo recenti stime, i fumatori passivi in Italia costituiscono un esercito di 15 milioni di persone, pari al 26,5% della popolazione.
I danni provocati dal fumo di "seconda mano", come viene anche definito in Inghilterra, sono ormai ampiamente documentati e provati dalla moderna scienza medica. Secondo Carlo La Vecchia, epidemiologo presso l'Istituto Mario Negri di Milano, chi è esposto al fumo passivo fuma in media due sigarette al giorno, quanto basta a provocare in questi soggetti gli stessi danni all'organismo che colpiscono i fumatori abitudinari.

Un rapporto del "Gruppo di lavoro sul fumo passivo", stilato in Francia nel 2001, divide i principali danni provocati dal fumo passivo su un adulto in due patologie: cancro ai polmoni e disturbi cardiaci. Ma i danni maggiormente documentati sono quelli sui bambini, che possono essere colpiti da otiti, bronchiti e crisi d'asma: malattie che aumentano percentualmente se a fumare sono entrambi i genitori.

Sempre a questo proposito, dati allarmanti e alcune interessanti curiosità emergono da un'indagine Multiscopo, effettuata nell'aprile del 2001 e riferita agli "Aspetti della vita quotidiana nel 1999".
E' stato infatti provato scientificamente che si può essere fumatori passivi ancora prima di nascere, se la donna in stato di gravidanza non decide, per amore del figlio, di abbandonare, almeno nel periodo della gestazione, le tanto amate sigarette. Sotto questo profilo, il livello di istruzione sembra giocare un ruolo essenziale nel persuadere le future madri a smettere di fumare. Tra coloro che fumavano prima della gravidanza, sono ben il 68,3% che hanno smesso, e sono tutte in possesso di un diploma. Contrariamente, le donne gravide in possesso di licenza elementare che hanno smesso di fumare sono solo il 33,2%.
Questa tendenza viene evidenziata anche da un'interessante comparazione tra fumatori e titolo di studio (tabella n. 4). Quando, ad esempio, almeno un genitore è laureato, nel 61% dei nuclei familiari nessuno dei genitori fuma. Una percentuale che si abbassa considerevolmente in presenza di un titolo di studio minore: se i genitori hanno la licenza elementare, le famiglie in cui nessuno dei genitori è fumatore scende vistosamente al 25,4%.

Fumo è dunque sinonimo di ignoranza? Sicuramente no! Bisogna però sottolineare che, in un prossimo futuro, sarà necessario prendere coscienza di una nuova etica: il rispetto di chi, per sua scelta, ha deciso di non fumare.

  • tabella n.1.
    I fumatori passivi in Italia sono circa 15 milioni. Oltre 4 milioni di loro sono bambini: 1ML 577 mila hanno meno di 5 anni e corrispondono al 10,4% di tutti i fumatori passivi. Due milioni 612 mila hanno invece un'età compresa tra 6 ed i 14 anni (il 17,2% dei fumatori passivi). Si può dunque rilevare come l'incidenza del fumo passivo sui bambini sia rilevante.

  • tabella n. 2.
    Come si può evidenziare dalla tabella, la percentuale di fumatori quattordicenni nel 1993 era del 25,4%. Stima che nel 1999 si è attestata sul 24,5%, indicando una percentuale stabile di giovani fumatori. Da questi dati si può rilevare l'inefficacia delle campagne anti-fumo tra i ragazzi di 14 anni.

  • tabella n. 3.
    Chi cresce in una famiglia di fumatori tenderà a divenire un fumatore abituale. Come emerge infatti dai dati, se nessuno dei genitori ha il vizio di fumare, solo il 15,5% dei giovani tra i 14 ed i 24 anni fuma. Se fumano invece entrambi i genitori la percentuale di giovani fumatori sale al 35,4%.

Fonte: Indagine Multiscopo, effettuata nell'aprile del 2001 e riferita agli "Aspetti della vita quotidiana nel 1999".

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