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Home : Editoriali : Patologie respiratorie

Influenza aviaria

Data aggiornamento: 08/10/2007

Le FAQ sull'influenza aviaria

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1. Che cos'è l'influenza aviaria? E' una cosa nuova?
E’ la “normale” infezione virale che colpisce i volatili (per questo aviaria). Questa malattia è nota ai veterinari da circa un secolo, e probabilmente è molto più antica.
Virus della stessa famiglia ma, è fondamentale sottolineare, con caratteristiche diverse da specie a specie, colpiscono anche maiali, cavalli delfini, balene e come ben sappiamo per le note campagne di vaccinazione annuale, anche l’uomo. Salvo casi rarissimi i normali virus aviari non sono in grado di colpire l’uomo.

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2. Come mai se ne parla solo ora?
La novità è data dal tipo di virus chiamato H5N1 che è stato isolato dal 1997, ma che dal 2003 è presente con epidemie diffuse nell’ambito degli uccelli selvatici e domestici in alcune zone dell’Asia e, da poche settimane, si è affacciato sporadicamente anche in Europa e in Italia. H5N1 si è dimostrato un virus con alcune caratteristiche particolari, potenzialmente pericolose: è molto mutevole e potenzialmente capace di “salti di specie” cioè di infettare non solo volatili, che sono i suoi ospiti naturali, ma anche maiali, gatti, topi e, da qualche tempo, anche l’uomo.
Inoltre è molto aggressivo e patogeno, cioè provoca una malattia grave. L’ipotesi che H5N1 possa imparare a diffondersi da uomo a uomo (cosa finora certamente non avvenuta) è alla base di tutto il problema “aviaria”.

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3. Ora che è arrivata nel nostro Paese, si diffonderà?
Che sia presente negli animali selvatici, abbiamo detto è un fatto normale ed era sicuro che sarebbe arrivata tramite gli uccelli migratori anche nelle nostre regioni.
Il problema che si sta affrontando adesso è di impedire la presenza dell’H5N1 negli animali domestici, pollame in particolare, e che non avvenga un contatto stretto, peraltro poco probabile, tra volatili contagiati e uomo.

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4. Come si differenzia dal normale virus influenzale?
La famiglia del virus dell’influenza A è molto vasta. Vi sono 15 sottotipi principali, che vengono classificati con una sigla composta da una H che indica la sostanza Emoagglutinina, e da una N che sta per Neuroaminidasi, a loro volta classificate in sottogruppi indicati da numeri. Il virus influenzale che infetta l’uomo è normalmente appartenente ai tipi H1, oppure H2 oppure H3 e N1 oppure N2, nelle varie combinazioni possibili (H1N1; H1N2; H2N1 etc). Queste sostanze si trovano sulla superficie del virus e possono essere paragonate al “Nome” e “Cognome” del virus.

Sono importanti perché vengono riconosciute dal sistema immunitario degli organismi per la produzione degli anticorpi specifici, ma non sono direttamente indicativi delle caratteristiche del virus.
In generale i virus influenzali sono molto variabili modificando continuamente il loro patrimonio genetico e spesso anche le sostanze H e N. Per questo motivo ogni anno bisogna utilizzare un vaccino specifico per il virus della stagione in corso, che risulta diverso nella combinazione delle sostanze H e N rispetto all’anno precedente. Dal punto di vista “superficiale” il virus della attuale influenza aviaria è caratterizzato dalla emoaglutinina H5 e dalla neuroaminidasi N1.
Questo però vuol dire poco, perché le caratteristiche del virus di poter infettare una specie animale o un’altra o di causare una malattia lieve o mortale e tutte le altre peculiarità, sono contenute nel patrimonio genetico virale.

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5. C'è davvero il rischio di una pandemia?
Il virus H5N1 manca attualmente della capacità di trasmettersi da un uomo ad un altro, e quindi al momento il pericolo è inesistente. Questa possibilità potrebbe però avverarsi se il virus si modifica spontaneamente o, molto più facilmente, se dovesse infettare una persona contemporaneamente affetta anche dal virus influenzale umano.
In questa evenienza l’H5N1 potrebbe acquisire dal virus umano quelle caratteristiche genetiche che gli consentano di passare da un uomo ad un altro.
Dato che questo virus non è mai stato in contatto con la razza umana, non abbiamo alcuna protezione verso di esso e questa importante circostanza, unita alla evidente aggressività dell’H5N1, rendono ragione delle preoccupazioni attuali. La campagna di vaccinazione antinfluenzale di quest’anno è stata particolarmente ampia anche nella logica di ridurre al minimo la possibilità di “coabitazione” dell’H5N1 con il virus influenzale umano.
Vale la pena ricordare che le gravi pandemie influenzali del passato, prima fra tutte la terribile “Spagnola” del 1918, derivarono dalla mutazione di un virus influenzale aviario e l’esperienza recente della SARS ci conferma che ai nostri giorni la velocità di diffusione di un contagio può essere spaventosa.
Questi sono i motivi della attività di attenta prevenzione e di informazione che viviamo in questi giorni.

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6. Dobbiamo davvero limitare il consumo di carne bianca?
Non vi è alcun motivo né teorico né pratico per limitare il consumo alimentare di pollame. Si possono elencare almeno tre ordini di motivi:

  • Se i volatili non sono infetti il problema non sussiste, ed ad oggi tutti gli allevamenti occidentali ne sono esenti.

  • Il contagio dal pollame all’uomo deriva dalla inalazione o ingestione del virus che viene emesso dagli animali infetti mediante saliva, secrezioni respiratorie e feci. Nelle condizioni di igiene delle nostre popolazioni e soprattutto negli ambienti degli allevamenti industriali questa evenienza è minima per non dire assente. Meno che mai possibile per il consumatore finale.
    Si ricordi che il problema, se mai avverrà, della pandemia aviaria, deriverà dal contagio interumano e mai dagli animali. Per giustificare i casi di contagio da polli a uomo (spesso bambini) avvenuti in Asia e in Turchia, bisogna considerare lo stato di promiscuità uomo-animale e le particolari condizioni in cui vengono gestiti i volatili in quelle regioni, ad esempio il sovraffollamento e la vendita del pollame vivo al mercato, abitudini ormai inesistenti nel nostro Paese.

  • La cottura distrugge completamente il virus, e pertanto si esclude completamente la possibilità che vi siano rischi per la salute umana dal consumo di carne bianca.

L’unica possibilità che la popolazione generale venga a contatto con il virus potrebbe in linea teorica derivare da residui fecali presenti sui gusci delle uova deposte da animali infettati dal virus, e non ancora diagnosticati. Questa combinazione di fattori risulta estremamente improbabile e forse impossibile.

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7. Il vaccino di cui si parla è davvero utile anche per l'uomo?
Al momento non vi è un vaccino specifico perché non vi è un virus verso cui immunizzare l’uomo. Le aziende farmaceutiche del settore stanno esaminando alcuni ceppi ipotetici di variazioni dell’H5N1, per cui si stanno approntando vaccini specifici, ma allo stato attuale bisogna sostanzialmente aspettare se e quando il virus muterà e quali saranno le sue caratteristiche.

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8. Se qualcuno dovesse ammalarsi, esistono terapie farmacologiche?
Esistono diversi farmaci antivirali che hanno dimostrato una buona efficacia nei confronti dell’H5N1. Al momento però non vi alcun motivo di pensare ad una terapia “preventiva”, anche per i possibili effetti collaterali degli stessi.
Se e quando dovesse essere necessario una terapia farmacologica, questa dovrà essere prescritta dal medico sulla base dei dati di efficacia e di rapporto rischio-beneficio.

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9. Esiste un vaccino per i volatili?
Esiste la possibilità di vaccinare il pollame; questa possibilità viene prevista nell’ipotesi di scoperta del contagio in allevamenti vicini. Nella malaugurata ipotesi tutti i volatili dell’allevamento interessato verrebbero soppressi (anche perché l’influenza si contagia praticamente a tutti gli animali ed è mortale per oltre il 90% degli stessi), e se vi fossero allevamenti nella stessa zona, si potrebbe procedere ad una campagna di vaccinazione. Al momento non è giustificato eseguire una vaccinazione di massa dei milioni di polli allevati.

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10. Quali sono i sintomi dell'influenza aviaria?
Per l’animale i sintomi sono scarsi anche perché rapidamente mortale. Per l’uomo si tratta di una virosi prevalentemente respiratoria con febbre elevata.
Vi possono essere complicanze a carico di vari organi, ma la più temibile è l’insufficienza respiratoria acuta. Nei casi umani finora registrati, sempre in ambienti dalle condizioni igieniche precarie, la mortalità è stata circa del 50%.

A cura del Dott. Renato De Tullio
U.O. di Malattie App. Resp. 2 Bari

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