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Home : Editoriali : Le Interviste

Le implicazioni sociali, emotive e psicologiche nel trattamento del bambino asmatico

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Prof. Luigi Pavan, Dr. Renato Balduin

Chi ha il compito di salvaguardare l'equilibrio fisico e psicologico del bambino malato d'asma?

"Nella realtà italiana l'asma bronchiale interessa ormai il 10% circa della popolazione pediatrica; rappresenta pertanto una problematica che ha notevoli risvolti umani, sociali ed economici sia nell'ambito familiare sia nella realtà sia circonda l'asmatico. L'approccio che gli specialisti Pneumologi perseguono è quello educazionale rivolto innanzi tutto al bambino asmatico, ai genitori e agli educatori in genere." Credo che con l'asma si possa e si debba convivere bene. e che ognuno dei soggetti citati possa contribuire a far si che questa prospettiva si realizzi."

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Il ruolo e le competenze di chi relaziona con il bambino asmatico sono tuttavia diverse?

"Il medico gradualmente fornirà al piccolo paziente le informazioni necessarie per conoscere, accettare, e gestire la propria asma. Per "CONOSCERE ed ACCETTARE" si intende che servono informazioni corrette e messaggi rassicuranti che facciano interiorizzare che la " mancanza di respiro " può" rapidamente regredire con l'aiuto di farmaci adeguati ed imparando a controllare le proprie emozioni e stati d'animo. "GESTIRE" l'asma significa che i farmaci vanno utilizzati secondo lo stadio in cui si trova la malattia in un determinato momento. E' necessario "misurare la respirazione" periodicamente in laboratori attrezzati. Vi sono pero' piccoli strumenti tascabili e facili da usare che possono fornire quotidianamente (per lo più servono due misurazioni giornaliere, una al mattino ed una alla sera) una misura dello stato della respirazione. E' chiaro che, soprattutto per i bambini più piccoli, sarà necessario l'aiuto dei genitori con la prospettiva di renderli autonomi il più presto possibile. Nei gruppi associativi di riferimento, siano essi formativi o sportivi, gli animatori dovranno essere informati della situazione individuale allo scopo di collaborare e dare al ragazzo un unico messaggio: con l'asma si può e si deve convivere bene. Ovviamente anche gli insegnanti, informati dai genitori, potranno avere elementi utili a comprendere la situazione dell'alunno. Determinate situazioni, quali lo sforzo fisico, la presenza di inquinanti ambientali, polveri irritanti, acari, notevoli concentrazioni polliniche, ma anche stati emotivi (stress da compito in classe, interrogazioni o addirittura situazioni divertenti che suscitano risate) possono essere fattori scatenanti la crisi asmatica. L'atteggiamento sereno e tranquillizzante dell'insegnante informato può contribuire ad aiutare il bambino a superare la crisi usando opportunamente i presidi farmacologici che quasi sempre ha già imparato ad utilizzare".

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La famiglia, in particolare, gioca un ruolo fondamentale in questo contesto?

"I familiari sono le persone che condividono con il piccolo paziente le prime esperienze, spesso difficili, con l'asma, ma la presenza di un bambino asmatico comporta il coinvolgimento di tutti i componenti. Il rapporto del medico deve essere sviluppato fin dall'inizio anche con la componente familiare che giocherà un ruolo fondamentale per impostare serenamente il rapporto nei confronti di una malattia che può' essere vinta solo con l'accettazione e con il controllo costante della situazione".

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In alcuni soggetti asmatici, tuttavia , durante le crisi alla componente asmatica si aggiunge anche una componente di tipo psicologico.

"L'asma è innanzi tutto conseguenza di fattori allergici, infiammatori, ma non è da escludere anche il fattore psicologico. La mancanza di respiro può rendere ansiosi e questo avviene soprattutto nei bambini. In alcuni casi, inoltre, lo stato ansioso è così intenso da generare veri e propri attacchi di panico".

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Come distinguere la componente ansiosa dal resto della situazione?

"Anche l'asma, come molte altre malattie è una malattia multifattoriale. Credo che in alcuni soggetti questi aspetti relazionali sono più presenti. Ad esempio il bambino asmatico è un bambino che piange poco e sembra che l'attacco asmatico possa avere un'equivalenza al pianto disperato. Si tratta in sostanza di una manifestazione sul soma di aspetti problematici conflittuali di tipo psichico".

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Come può la famiglia supportare psicologicamente il bambino e aiutarlo a superare questo momento, senza provocare danni maggiori?

"Credo sia necessario curare l'asma innanzitutto come malattia respiratoria per poi prendere in considerazione gli aspetti relazionali. Molto spesso il bambino ansioso è un bambino che ha dei problemi di dipendenza- indipendenza, è un bambino che ha una famiglia un pò apprensiva, una mamma in genere piuttosto possessiva, un pò invadente. Questi sono tutti elementi da tenere in considerazione e da valutare e, eventualmente, da curare E questo significa curare il bambino non solo dal punto di vista respiratorio ma anche nel contesto della sua relazione con la famiglia".

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Funzionano questi interventi multidisciplinari in cui più soggetti con competenze diverse operano per il raggiungimento dello stesso obiettivo?

"Io credo che ci sia ancora molta strada da fare, soprattutto nella nostra cultura. La multidisciplinarietà è comunque un traguardo da raggiungere, cercando di non separare del tutto la psiche dal soma, ma facendo degli interventi integrati, magari da parte della stessa persona o da persone che collaborano attivamente credendo in quello che fanno"..

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