Che cosa è l’ossigenoterapia a lungo termine?
"Le patologie respiratorie sono in continuo aumento con una incidenza che è raddoppiata negli ultimi vent’anni e attualmente rappresentano la terza causa di morte. Il fumo di sigaretta, come l’inquinamento ambientale/lavorativo e fattori genetici sono tutti fattori di rischio riconosciuti per le malattie polmonari.
Il malato candidato all’ossigenoterapia a lungo termine è tipicamente un paziente giunto ad uno stadio avanzato di una malattia cronica degenerativa dell’apparato respiratorio, durata molti anni. La malattia evolvendosi riduce progressivamente la riserva respiratoria, manifestandosi con una sensazione di fame d’aria e facile affaticamento, determinando un grave deficit di ossigenazione del sangue chiamata “ipossiemia”, riducendo così la capacità lavorativa fino a portare il paziente all’inattività completa.
Questo deficit di ossigenazione può essere parzialmente corretto tramite un supplemento di ossigeno dato pero’ a lungo termine. Il termine a lungo termine è impreciso in quanto il supplemento di ossigeno deve essere erogato per tutta la durata della vita dell’ammalato.
Quali sono i benefici dell’ossigenoterapia a lungo termine?
"L’ossigenoterapia a lungo termine costituisce, attualmente, la sola terapia in grado di modificare l’evoluzione della malattia migliorando sia la sopravvivenza che la qualità di vita dei pazienti ipossiemici.
Numerosi studi clinici randomizzati hanno dimostrato che l’ossigenoterapia a lungo termine oltre che ridurre la morbilità e allungare la sopravvivenza dei malati ipossiemici, è in grado di ridurre l’ipertensione polmonare, la policitemia secondaria, la tolleranza allo sforzo e anche lo stato neuro-psichico dei malati.
Può darci alcune indicazioni sull’ossigenoterapia a lungo termine
"Attualmente l’ossigenoterapia a lungo termine viene prescritta in ambito specialistico pneumologico secondo precise linee guida, internazionalmente riconosciute, dopo il raggiungimento della stabilità clinica e ottimizzazione della terapia medica del paziente ipossiemico.
Il livello di ossigeno del sangue viene misurato direttamente su un campione di sangue prelevato dall’arteria, in quanto il sangue contenuto nelle arterie è appena attraversato attraverso il polmone per rifornirsi di ossigeno.
- Ossigenazione del sangue arterioso inferiore o pari a 55 mmHg.
- Ossigenazione del sangue arterioso compreso tra 55 e 59 mmHg in presenza di cuore polmonare cronico.
- Ossigenazione del sangue arterioso maggiore di 60 mmHg in presenza di desaturazione sotto sforzo e / o durante il sonno (in questo caso l’ossigeno viene somministrato limitatamente in tali condizioni).
Lo scopo è quello di mantenere l’ossigenazione del sangue arterioso sempre maggiore di 60 mmHg modificando l’entità del flusso di ossigeno respiratorio.
Purtroppo il nostro corpo non possiede un’importante riserva d’ossigeno. Dopo dieci-quindici minuti dall’interruzione dell’ossigenoterapia, i livelli di ossigeno nel sangue tornano ai valori misurati durante la respirazione dell’aria ambiente, indipendentemente che al paziente sia stato erogato un flusso d’ossigeno per un’ora, dodici o ventiquattro ore. Da ciò si impone un’erogazione continua d’ossigeno all’ammalato.
Quali sono i sistemi domiciliari di erogazione dell’ossigenoterapia a lungo termine?
Il sistema più diffuso per l’erogazione dell’ossigenoterapia domiciliare è attraverso una grossa bombola riempita con migliaia di litri di ossigeno liquido tale da garantire una riserva per circa sette-dieci giorni di uso continuo. L’unità madre viene sostituita direttamente al domicilio ad intervalli periodici da ditte di servizi specializzate.
Da questa grossa bombola chiamata unità madre si possono riempire delle piccole bombole portatili o stroller che consentono una riserva di ossigeno per circa sei-otto ore favorendo così la mobilità e una maggiore autonomia del paziente fuori casa.
Esiste inoltre anche il concentratore di ossigeno che è un apparecchio che è in grado di separare l’ossigeno dall’azoto direttamente dall’aria ambiente. Tuttavia necessita di essere collegato alla rete elettrica oppure ad una batteria come fonte di energia.
Le vecchie bombole di ossigeno gassoso, ingombranti e con bassa autonomia non vengono impiegate nella ossigenoterapia a lungo termine.
Come è impostata la legislazione e l’organizzazione della distribuzione dell’ossigenoterapia a domicilio?
Come è impostata la legislazione e l’organizzazione della distribuzione dell’ossigenoterapia a domicilio?
In Italia l’ossigenoterapia fu iniziato a Milano nel 1982 dal servizio di Fisiopatologia Cardio-Respiratoria dell’ Ospedale Milano Niguarda (Direttore Prof Italo Brambilla). L’ossigeno, non essendo ancora riconosciuto come farmaco, veniva distribuito soltanto tramite una convenzione diretta tra l’amministrazione ospedaliera e le ditte di servizio dell’ossigeno (ditte che producevano e distribuivano l’ossigeno). In questo modo le ditte di servizio garantivano direttamente al domicilio dell’ammalato un rifornimento di ossigeno senza interruzioni. Questa modalità di fornitura venne successivamente adottata da molte ASL, e ancora oggi, in un terzo delle ASL, l’ossigeno liquido viene erogato direttamente dalle ditte convenzionate al domicilio degli ammalati.
Nel 1992 il Ministero della Sanità introdusse l’ossigeno liquido nel Prontuario Farmaceutico Nazionale e ne affidò la distribuzione alle farmacie. Per effetto di tale normativa i malati necessitavano della ricetta medica prescritta dal medico di base, che doveva poi essere portata in farmacia periodicamente per ottenere una nuova fornitura di ossigeno liquido. Tuttavia non tutte le ASL applicarono questa normativa e continuarono a stipulare convenzioni dirette con le società di servizio agevolando maggiormente gli ammalati che non si vedono costretti a complessi ostacoli burocratici.
Successivamente la Commissione Unica per il farmaco nel 1994, in riferimento specifico all’ossigenoterapia domiciliare, prevedeva che “le regioni adottassero misure idonee ad assicurare la diretta distribuzione dell’ ossigeno da parte delle strutture pubbliche agli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale e solo in caso di impossibilità tramite le farmacie aperte al pubblico.
Purtroppo a tutt’oggi sul territorio Italiano rimane ancora il doppio sistema di distribuzione dell’ossigeno, tramite convenzione diretta, oppure tramite farmacie, molto piu’ dispendioso sia per il sistema sanitario nazionale che per l’ammalato che necessita ancora della periodica ricetta medica.
Un primo ostacolo facilmente correggibili dalle istituzioni che oltre a favorire gli ammalati e che potrebbe essere anche uno stimolo ad una sempre più maggiore diffusione di apparecchi portatili con maggiori autonomia o all’impiego del concentratore d’ossigeno a batterie, sarebbe quello di favorire sempre più il sistema di distribuzione dell’ossigenoterapia domiciliare tramite le convenzioni dirette tra le ASL e le ditte di Servizio dell’ossigeno evitando il nodo delle farmacie.




